C'era una volta un pezzo di creta
Opere ceramiche di Antonino Navanzino,
ispirate alla celebre opera di Carlo Collodi
“Le avventure di Pinocchio”
Seguono i personaggi e le citazioni di C. Collodi
MASTRO CILIEGIA
«… aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura. …»
PINOCCHIO
«Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina»
«Allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua.»
CARABINIERE 1
«Piglialo! Piglialo! Urlava Geppetto…»
«… capitò un carabiniere, il quale, sentendo tutto quello schiamazzo… si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada.»
CARABINIERE 2
«Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la strada, s’ingegnò di passargli, per sorpresa, fra mezzo alle gambe, e invece fece fiasco.»
PINOCCHIO CIUCHINO
«Lascio pensare a voi il dolore, la vergogna, e la disperazione del povero Pinocchio! Cominciò a piangere, a strillare, a battere la testa nel muro: ma quanto più si disperava, e più i suoi orecchi crescevano e diventavano pelosi verso la cima.»
IL GIUDICE GORILLA
«Un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro.»
«Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.»
IL GATTO
«E il Gatto che era cieco, si lasciava guidare dalla Volpe.»
«Rideva anche lui, ma per non darlo a vedere, si pettinava i baffi colle zampe davanti.»
IL GRILLO PARLANTE
«Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.»
LA VOLPE
«Buon giorno, Pinocchio, – gli disse la Volpe, salutandolo garbatamente.»
«E cominciò a ridere di un riso sguaiato e canzonatore.»
IL PESCATORE VERDE
«E nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore così brutto, ma tanto brutto, che pareva un mostro marino. Invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde, verde la barba lunghissima, che gli scendeva fin quaggiù.»
IL PESCE-CANE
«Quel mostro marino era né più né meno quel gigantesco Pesce–cane, ricordato più volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità, veniva soprannominato (l’Attila dei pesci e dei pescatori).»
IL SIGNOR TONNO
«Tonno mio, tu capiti proprio a tempo! Ti prego per l’amore che porti ai Tonnini tuoi figliuoli: aiutaci, o siamo perduti. – volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt’e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva.»
IL SIGNOR SERPENTE
«Un grosso serpente, disteso attraverso alla strada, che aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntata, che gli fumava come una cappa di camino.»
GEPPETTO
«Aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco.»
LA DOTTORESSA CIVETTA
«Mi dispiace – disse la Civetta – di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece, il burattino è sempre vivo.»
IL DOTTOR CORVO
«Il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi.»
«A mio credere il burattino è bell’e morto.»
IL CONIGLIO NERO
«La porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro, che portarono sulle spalle una piccola bara da morto.»
IL GROSSO PAPPAGALLO
«Insomma, – gridò Pinocchio, arrabbiandosi – si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?»
«Pinocchio, di te che sei dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi.»
LA LUMACA
«Ragazzo mio, – gli rispose dalla finestra quella bestiola tutta pace e tutta flemma – ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta. – E la finestra si rinchiuse.»
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
«Allora si affacciò alla finestra una bella bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un’immagine di cera.»
LA FATA DAI CAPELLI TURCHINI
«Birba d’un burattino! Come mai ti sei accorto che era io? – Gli è il gran bene che vi voglio quello che me l’ha detto. – Ti ricordi? Mi lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna, che potrei quasi farti da mamma.»
LA CAPRA TURCHINA
«La cosa più singolare era questa: che la lana della caprettina, invece di esser bianca, o nera, o pallata di due colori, come quella delle altre capre, era invece turchina, ma d’un color turchino sfolgorante, che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina.»
MEDORO
«Il Can-barbone era vestito da cocchiere in livrea di gala. Aveva in capo un picchiettino a tre punte gallonato d’oro, una parrucca bianca coi riccioli.»
IL TOPINO BIANCO DELLA CARROZZA
«La carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi, e il Can- barbone, seduto a cassetta schioccava la frusta a destra e a sinistra.»
IL COLOMBO
«E lì, senza stare a dir altro, Pinocchio saltò sulla groppa al Colombo e messa una gamba di qua e l’altra di là, come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme di arrivar presto.»
MANGIAFUOCO
«Il burattinaio Mangiafoco ( questo era il suo nome ) pareva un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso grembiale, gli copriva tutto il petto e tutte le gambe; ma nel fondo poi non era un cattiv’uomo.»
LA SIGNORA ROSAURA
(alla finestra)
«È proprio lui! – strilla la signora Rosaura, facendo capolino di fondo alla scena.»
«È impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i pizzicotti dell’amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza.»
IL DIRETTORE DEL CIRCO
«Rispettabile pubblico, cavalieri e dame! (( L’umile sottoscritto essendo di passaggio per questa illustre metropolitana, ho voluto procrearmi l’onore nonché il piacere di presentare a questo intelligente e cospicuo uditorio un celebre ciuchino.»
ARLECCHINO
«Numi del firmamento! sogno o son desto? Eppure quello laggiù è Pinocchio!»
«Pinocchio, vieni quassù da me, – grida Arlecchino – vieni a gettarti tra le braccia dei tuoi fratelli di legno!»
IL PAGLIACCIO DELLA COMMEDIA
«Le gradinate del Circo formicolavano di bambini, di bambine e di ragazzi di tutte le età, che avevano la febbre addosso per la smania di veder ballare il famoso ciuchino Pinocchio.»
IL PAGLIACCIO DELLA TRAGEDIA
«Gli occhi gli si empirono di lacrime e cominciò a piangere dirottamente. Nessuno però se ne accorse, e, meno degli altri, il Direttore.»
PULCINELLA
«È Pinocchio davvero! – grida Pulcinella.»
«È Pinocchio! È il nostro fratello Pinocchio! Evviva Pinocchio!»
ALIDORO
«Addio, Alidoro, fai buon viaggio e tanti saluti a casa. – Addio, Pinocchio; – rispose il cane – mille grazie di avermi liberato dalla morte. Tu m’hai fatto un gran servizio: e in questo mondo quel che è fatto è reso. Se capita l’occasione, ci riparleremo…»
PINOCCHIO SCOLARO
«Per ricompensarvi di quanto avete fatto per me, – disse Pinocchio al suo babbo – voglio subito andare a scuola. – Bravo ragazzo!»
PINOCCHIO MELAMPO
«Gl’infilò al collo un grosso collare tutto coperto di spunzoni di ottone.»
«Avvicinandosi a Pinocchio, cominciò a fargli molte carezze… E dire che Melampo, il mio fido Melampo, non s’era mai accorto di nulla.»
L’OMINO DI BURRO
«Un omino più largo che lungo, tenero e untoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole.»
LUCIGNOLO
«Ora bisogna sapere che Pinocchio, fra i suoi amici e compagni di scuola, ne aveva uno prediletto e carissimo, il quale si chiamava di nome Romeo: ma tutti lo chiamavano col soprannome di Lucignolo, per via del suo personalino asciutto, secco e allampato, tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.»
IL CIUCHINO DEL CARRO DELL’OMINO
«E immaginate come restò, quando s’accorse che il suo ciuchino piangeva… e piangeva proprio come un ragazzo! – Ehi, signor omino, – gridò allora Pinocchio al padrone del carro – sapete che cosa c’è di nuovo? Questo ciuchino piange.»
LUCIGNOLO CIUCHINO
«Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino. Non l’avessero mai fatto! Invece di gremiti e di lamenti, mandavano fuori dei ragli asinini.»
PINOCCHIO RAGAZZINO
«Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castani, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose.»
